mercoledì 1 febbraio 2012

I "provinciali" rapporti non sentimentali

Qual è la differenza tra il cittadino ed il provinciale? Fuori nevica. Fiocchi grossi come caramelle.
Il cittadino esce di casa, prende i mezzi, bestemmiando per ore perché sono sempre in ritardo, si rinchiude ostinatamente in ufficio, si riavventura fuori, solita storia con i mezzi, piedi bagnati e vestiti umidi e, anche se con gran ritardo, rientra alla base.
Il provinciale ha davanti a sé due strade:
1) esce di casa, prende la macchina, sfida strade coperte di pasticcio marroncino (misto neve, sale, terra e sporcizia), testimonianza evidente di una crisi che ormai colpisce anche i servizi basilari che gli enti locali dovrebbero fornire al cittadino, arriva in ufficio ed intanto comincia a pensare a come accamparsi per la notte, nella paura di dover tornare a casa...
2) non esce di casa perché tanto nei piccoli centri le scuole stanno sempre in cima ai bricchi ed i pulmini non passano, le case si trovano al fondo di viuzze sterrate non battute dagli spalaneve e, per andare in ufficio e rischiare di non trovare nessuno, è decisamente meno faticoso rimanere sul divano, sotto un metro di coperte spesse, con il gatto sulla pancia a tener caldo allo stomaco. 
E così, anche oggi, da buona provinciale, mi sono avventurata nella "tempesta", senza sapere se sarei tornata a casa con la mia macchina o se avessi dovuto rubare un passaggio, per pranzare con un collega che ai miei occhi è sembrato davvero spavaldo. Ha ADDIRITTURA avuto il coraggio di spingersi fino alle nostre lande desolate dalla movimentatissima e gelidissima Torino!!!! Un'ora abbondante di viaggio su autostrade sporche e attraversate da imbecilli alla guida di auto sprovviste di antineve, per non parlare poi delle strade piene di curve che necessariamente ha dovuto percorrere!!! Insomma un pazzo!
Il panico parte nel momento in cui si tratta di scegliere il locale: è un pranzo, perciò non bisogna esagerare con luci soffuse e menù particolarmente elaborati, anche perchè dopo chi ci torna in riunione?! Alla fine ho optato per un piccola trattoria tipica del centro, nulla di speciale, ma nemmeno un brutto posto. Giudizio: senza infamia nè lode...  Tra chiacchiere professionali e personali il tempo è trascorso veloce e piacevole.
Ecco appena mi sono seduta a quel tavolo dalla tovaglia a quadretti, però, ho davvero capito che cibo e vino sono ottimi leganti nei rapporti interpersonali! Il collega è uno di quelli che si conoscono ma non si conoscono: non lavora esattamente insieme a me ma grazie agli sporadici rapporti causa lavoro, abbiamo via via stretto una buona amicizia. Ma si è sempre sul filo del rasoio... Il "dark side" del vivere in provincia è quello di dover affrontare le chiacchiere...in qualsiasi posto tu vada rischi sempre di incontrare qualcuno che conosci dall'animo maligno e dalla lingua un po' troppo lunga...ed una volta che le voci iniziano a circolare sei finita! Non c'è verso di fermarle! Perciò inizialmente la tensione era percepibile...poi, grazie ad un tagliere di formaggi condiviso, cinque o sei gherigli di noci ed un bicchiere (forse due...) di nebbiolo l'atmosfera si è sciolta. Le parole uscivano veloci e leggere ed elaborare progetti e azioni di mercato non è sembrato per niente difficile. E' stata un'uscita talmente produttiva che, solo al momento del caffè, mi sono accorta che al tavolo di fianco a noi era ancora seduto il vecchietto solo che già avevo notato entrando. Un signore sulla sessantina, con una camicia a quadretti, un enorme cappello marrone di feltro ed un giornale appallottolato di fianco. Ci aveva fissato per tutte e due le ore in cui eravamo stati, chiedendosi probabilmente come mai io e quell'uomo elegante fossimo insieme. 
Ma sapete una cosa? Invece di sentirmi infastidita da quel bigotto signore profumato di naftalina mi sono sentita confortata. Alcune certezze ci sono e sono sempre li! Come il nonnetto proiettato nel ventunesimo secolo direttamente dagli anni Cinquanta che guarda malizioso un uomo ed una donna discutere amabilmente  di fronte ad un buon bicchiere di vino.
Nonostante questo, anche in provincia i tempi sono cambiati. E nonostante la provincialità che scorre decisa nel mio sangue mi chiedo che male ci sia in un pranzo e due chiacchiere. Un uomo ed una donna possono essere ottimi amici senza per forza provare attrazione l'uno per l'altra. Non sono ipocrita: so benissimo che alcune occhiate forse erano un po' feline, ma lo assicuro, non erano dettate da una particolare attrazione anche perchè sapevamo benissimo entrambi che oltrepassare la linea del buonsenso non avrebbe fatto altro che creare inutili problemi, oltre che spezzare un equilibrio delicato che non si sarebbe mai più potuto raggiungere. A volte ti trovi semplicemente di fronte a qualcuno con cui, volente o nolente, condividi di fatto passioni, idee e modi di pensare.
Credo nei rapporti personali, non mediati da idee malate; credo nei pranzi dai discorsi infiniti; credo nell'amicizia e credo che sia un bene lasciar pensar male le malelingue. Sono solo vaneggiamenti di una provinciale un po' sognatrice o anche in città non sono morte le relazioni non sentimentali?

Ecco perché

Da un po' di tempo a questa parte ho iniziato ad interessarmi all'universo dei blog che ormai spopolano su Internet e, siccome la scrittura è sempre stata una delle mie passioni mi sono detta: perché non provarci anche io? In fondo di cose da dire ne ho...ad esempio, la sera: prima di coricarmi, subito dopo aver letto qualche pagina di un libro trovato sugli scaffali di un supermercato, mi vengono in mente fiumi di pensieri. Dipende dalla giornata: a volte sono parole tutt'altro che gentili che mi immagino di spiattellare in faccia a chi mi ha fatto veramente perdere le staffe ma che rientra nella schiera dei "socialmente intoccabili"; altre volte faccio progetti per il mio futuro che mai avrò il coraggio di realizzare, ma nei quali mi piace perdermi, fantasticando; altre volte ancora programmo viaggi imminenti, cercando di immaginare i luoghi, le persone, le abitudini...e poi, ogni tanto, rifletto su me stessa...E così, l'altro ieri sera, prima del penultimo esame della mia carriera universitaria, mentre cercavo di combattere l'insonnia, dovuta non so se all'agitazione o al fatto che ero nel letto della coinquilina di mia cugina causa maltempo e rischio di non riuscire arrivare a questo appuntamento del tipo "darei-anche-la-vita-pur-di-togliermelo-dalle-scatole", mi è venuto in mente che c'è una cosa fondamentale in cui credo: ODIO STARE IN CITTA'!
Non è che io odi la città, assolutamente! Anzi mi incuriosisce, con le mille luci, le viuzze nascoste da scoprire, i locali alla moda, le idee che circolano...sono profondamente convinta che tutto ciò non possa che arricchire la mente e migliorare le persone. Ma io sono UNA PROVINCIALE, sono nata in provincia, in provincia ci vivo, in un paesino di 3000 anime in mezzo a fantastiche e preziosissime colline, ricoperte di viti che d'autunno diventano di tutti i colori e d'inverno si trasformano in soffici bastoncini piantati nel terreno apparentemente così soffice. Non lo so perché ma quando sono lontana da questi posti, sento un groppo alla gola fortissimo. Non riesco ad allontanarmi di qui, come se fossi legata da mille fili invisibili. Tanti non capiscono questo sentimento, tanti mi dicono che sono stupida perché rinchiusa tra queste quattro mura sto perdendo un sacco di opportunità. Ed invece io credo che se partissi le perderei...
Che male c'è nel 2012 a sentirsi legati ai propri affetti? A credere nelle amicizie iniziate alle scuole elementari? Alle storie d'amore che durano una vita? Che male c'è a non dare confidenza al primo pollo che passa? Al cercare di capire com'è fatto chi ti sta di fronte prima di uscirci una sera insieme? E' questo il provincialismo?